La scomparsa di Elisabetta Bruno, 43 anni, residente a Settimo San Pietro, Cagliari, era stata denunciata lo scorso aprile, prima alle autorità, poi mediante appelli televisivi e volantini sparsi per il paese.
Il marito la invitava a tornare a casa, a perdonarlo, ma era tutta una farsa perchè la donna era morta, l’aveva uccisa lui a picconate il 20 aprile e l’aveva sepolta in un terreno alla periferia del paese.
L’uxoricida, il 62enne Pietro Cambedda, aveva da tempo una relazione con la suocera, Rosalba Canu, 54 anni, matrigna di Elisabetta, e questa avventura era nota sia a sua moglie che a tutto il paese. Il 20 aprile l’ennesimo litigio: Elisabetta aggredisce fisicamente Cambedda, lui riesce a liberarsi, afferra un piccone e la colpisce almeno tre volte, facendola cadere a terra senza vita.
Cambetta, deciso ad occultare le prove dell’omicidio, scava una fossa sul terreno di sua proprietà alla periferia di Settimo e vi seppellisce la moglie insieme al suo maglione sporco di sangue. Poi torna a casa e comunica la scomparsa di Elisabetta.
La storia non regge fino in fondo, ci sono alcuni testimoni che li hanno visti insieme e le autorità si insospettiscono: martedì il nuovo interrogatorio di Cambedda che, dopo oltre sette ore, confessa tutto e indica ai carabinieri il luogo di sepoltura di sua moglie.
Cambedda è stato arrestato con l’accusa di omicidio volontario aggravato, mentre l’amante Rosalba Canu è indagata per favoreggiamento: da quanto si appreso era a conoscenza dei fatti ed ha deciso di coprire l’uomo.
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L’Unione Sarda
Tratto da: crimeblog.it